La canapa tra passato, presente e, speriamo, futuro…                     PHOTOGALLERY

 

Si è svolta questa mattina, sabato 30 agosto, la raccolta della canapa presso l’ex canapina di Isidoro Peroni, sui Piani di Ruscio a Monteleone di Spoleto. L’evento è stato promosso dal Museo della Canapa di Sant’Anatolia di Narco, antenna dell’ecomuseo della Valnerina, dal Comune di Sant’Anatolia e dal Cedrav.

Ben 12 i volontari coinvolti nell’iniziativa, tutti appartenenti al Servizio civile delle Pro loco (Unpli nazionale) e dislocati a Ruscio, Trivio, Norcia e Castelluccio: i volontari, dallo scorso anno, stanno portando avanti un progetto relativo alla canapa coordinati sempre dal Museo.

Sono stati  coinvolti nella raccolta, in qualità di insegnanti, gli abitanti di Sant’Anatolia di Narco che conservano ancora la “memoria storica” del ciclo di lavorazione della canapa, soprattutto le fasi legate alla semina, la raccolta e la macerazione.

Oltre ai volontari, ai ricercatori del Cedrav e del Museo stesso hanno preso parte alla raccolta anche i bambini di Sant’Anatolia di Narco che, durante il periodo estivo, hanno preso parte alle proposte didattiche e all’attività di tessitura del Museo e un’intera classe, la 4c della scuola elementare di Via Monte Cervino di Foligno con tanto di insegnati e genitori, che nell’anno scolastico passato ha portato avanti un progetto legato alla canapa ed alla sua trasformazione in tessuto.

La tradizionale attività di raccolta della canapa si inserisce all’interno delle offerte formative proposte dal Museo della Canapa e dal Cedrav. La didattica e l’attività laboratoriale, rivolta soprattutto al mondo della scuola e degli adulti, costituiscono una delle più importanti iniziative attraverso le quali il museo, come antenna dell’ecomuseo della Valnerina, attua la propria missione educativa.

La canapa raccolta è stata posta ad essiccare per essere successivamente macerata e lavorata. La prossima tappa del progetto prevede lo studio e l’analisi delle diverse tecniche di macerazione della canapa in Valnerina. Si va, infatti, dalla macerazione agli sbalzi termici nelle zone di alta montagna, come ad esempio Ruscio, Monteleone, Norcia, Cascia, alla messa al macero in forme dette “urghi”o dentro il fiume nelle aree poste lungo i corsi d’acqua.

La canapa rimasta nel campo, invece, falciata precedentemente per evitarne l’eccessiva crescita, a completa maturazione del seme, verrà trebbiata meccanicamente per recuperare il seme che verrà poi consegnato ad Assocanapa Srl che, sotto il controllo dell’Ense (Ente nazionale sementi elette), seleziona semi ai fini della riproduzione. E’ importante sottolineare che la coltivazione posta a Ruscio è la prima in Italia a produrre seme di cannabis sativa varietà carmagnola certificato da agricoltura biologica, richiesto da molte aziende che seguono tale tipo di agricoltura.

Grazie alle iniziative portate avanti in Umbria dal Museo della Canapa di Sant’Anatolia di Narco, antenna dell’ecomuseo della Valnerina, dal Cedrav e dalla disponibilità dimostrata dalla Comunità Montana della Valnerina, si inizia a parlare più diffusamente di canapa. Quella che prima era una coltura estremamente diffusa non solo in Valnerina ma anche in tutta l’Umbria, soprattutto per uso familiare (cordami e tessuti), ora molto lentamente sta tornando in auge anche se c’è da colmare un vuoto di conoscenze e di saperi di circa 50 anni: l’Italia nel 1938 era il primo produttore mondiale di canapa per qualità ed il secondo per quantità e, a partire dalla metà del Novecento, questa coltivazione è completamente scomparsa…